Gli stupri in Spagna e Argentina riguardano anche noi

La scorsa settimana avevo parlato della mia esperienza personale con la violenza, e della compassione necessaria a lenire le ferite e superarle. Questa settimana ritorno sull’argomento con una bruciante sensazione di rabbia, nutrita dai recenti fatti di cronoca provenienti da due paesi molto vicini all’Italia per tradizione e cultura: Spagna e Argentina.

Argentina – la storia di Lucia Perez

Lucia Perez, 16 anni, muore brutalmente uccisa nel 2016 in Argentina. Il delitto, particolarmente efferato, innescò il primo sciopero femminista del paese e diede vita al movimento Ni Una Menos (il cui sito web è oggi oscurato per cause ignote). Una settimana fa, il tribunale ha assolto tutti e tre gli imputati dalle accuse, salvo quella di cessione di cocaina. A sentire i giudici, Lucia è morta di overdose (come Federico Aldrovandi a Ferrara, già).

Critico l’Istituto di studi comparati in scienze penali e sociali (Inecip), secondo cui la sentenza mostra “un’indifferenza totale alle esigenze che il diritto internazionale dei diritti umani pone da decenni nell’inserire la prospettiva di genere nei giudizi per crimini sessuali. L’imponente quantità di pregiudizi mostrati durante il processo, e ratificati dalla sentenza, rendono questa decisione un’imposizione arbitraria e manifestano una cultura della violenza. In questo modo si mette sotto processo la vittima”.

Oggi 5 dicembre è sciopero nazionale in Argentina. Per dimostrare solidarietà possiamo usare gli #JusticiaPorLucia e #JusticiaPatriarcal 

 

Spagna – cultura machista nel codice penale

E’ San Firmino a Pamplona, una gran festa. E’ il 2017 e una giovane donna di Madrid sta tornando al suo alloggio dopo aver fatto baldoria. E’ sola ed ubriaca. Cinque giovani la violentano, filmando il tutto, poi le rubano il cellulare e la abbandonano. Ieri il tribunale di Navarra ha emesso la sentenza definitiva, e li ha assolti dalla accusa di stupro e li condanna solo per abuso sessuale.

L’ordinamento spagnolo considera un abuso “stupro” solo quando c’è uso di armi o botte. 

I cinque criminali, di cui uno poliziotto e un altro militare, si facevano chiamare il “Branco di Lupi” e due di loro se lo sono perfino tatuato.

Il poliziotto (speriamo ex) ha dichiarato che “lei si è divertita più di me”. Le indagini sul suo telefono hanno portato alla luce un altro video inquietante, dove si vedono quattro di loro che ridono, baciano e palpeggiano una donna svenuta, probabilmente drogata da loro, come sembra emergere dalle chat di WhatsApp.

La donna in questione non venne creduta, e la sua denuncia cadde nel vuoto. Fino a quando non si è scoperto il video.

#YoSiTeCreo #manadasentenciadaesp

 

Siamo ovunque

Queste storie ci riguardano tutt@, anche in Italia, dove la cultura patriarcale è in fase di netta recrudescenza – per citare solo i casi più conosciuti, vedi il Decreto Pillon, le mosse contro la Legge 194, ma anche il nuovo direttore designato ISTAT, Gian Carlo Blangiardo, Lega Nord, che riduce le donne a sfornatrici di risorse, e contro il quale i dipendenti dell’ISTAT hanno issato uno striscione di protesta e pubblicato un fact-checking sull'”Uso distorto dei dati in ambito socio-demografico“.

 

Anyone can become angry – that is easy. But to be angry with the right person, to the right degree, at the right time, for the right purpose, and in the right way – that is not easy.

Aristotele, Etica Nicomachea

Questa rabbia mi rafforza, mi rende presente e mi responsabilizza. La rabbia non svilisce la compassione. Compassione senza rabbia porta a ingiustizia. Facciamo della nostra compassione un motore di cambiamento profondo, e arrabbiamoci come Aristotele comanda, o almeno, proviamoci.

#siamovunque

 

Picture by John Westrock on Unsplash


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