Attenzione alle false lusinghe e ai trucchi della comunicazione

Da molto tempo circola in rete un messaggio interessante sulle donne, attribuito al premio Nobel per la Letteratura William Golding. Sta avendo grande successo, e del resto il contenuto misogino, e la manipolazione formale, sono sottili e difficili da decifrare (grazie mamma Tony per il tuo sguardo acuto e disincantato su tutto).

premio nobel

 

La forma

Prima di tutto, il titolo e il sottotitolo disarmano il nostro senso critico con uno sgambetto: 

“Ecco” è un avverbio che sottolinea un’apparizione improvvisa, dando maggiore forza alla frase e introducendo l’inizio di una narrazione. Ci scuote e poi ci fa sedere, metaforicamente parlando, con le orecchie ben aperte e gli occhi sgranati, perché siamo di fronte ad una apparizione: “un uomo che ha capito le donne” (il “finalmente!”,  il “miracolo!” è sottinteso).

“Premio Nobel per la Letteratura”: e chi saremo mai noi per sindacare su un premio Nobel? Sir, per di più! Zitti bambini, che comincia la storia. Il fatto che il suo premio non c’entri nulla con il tema non interessa agli autori del messaggio. Sarebbe stato più rilevante scrivere: autore  reo-confesso di tentata violenza carnale su minorenne, ma vuoi mettere?

Il contenuto di Golding

“Credo che le donne siano pazze a pensare di essere uguali agli uomini. Sono di molto superiori, da sempre.” Questa è l’unica vera citazione di Golding. Il resto non l’ha mai detto lui, bensì il comico e scrittore contemporaneo Erick S. Gray. Tornando a Golding, sta dicendo che l’eguaglianza tra uomo e donna è una roba da pazze. Qui c’è un quid pro quo: “eguaglianza” non significa essere uguali, significa “eguaglianza in diritti e opportunità”. Nessuna donna o uomo sano di mente e/o con un’infarinatura di biologia ha mai sostenuto che i due sessi siano uguali, le differenze ci sono, eccome. Ed è propria la (bio)diversità a garantire ricchezza, prosperità e sostenibilità. Sia benedetta e sempre salvaguardata (come di fatti si impegna a fare il femminismo, che combatte l’appiattimento culturale e biologico del sistema finanziario ed economico corrente). Golding, che fu premio Nobel per la Letteratura, conosceva bene la lingua inglese, non cedete alla tentazione di pensare che sia stata una svista: con una mano toglie, con l’altra dà, o crede di dare. “Sono di molto superiori, da sempre”: cade nella retorica della “razza” superiore, molto in voga durante i suoi anni formativi. Mettiamocelo bene in testa: la superiorità di un sesso non esiste ed è una gabbia infida, oltre che una bugia. Non puoi dire alto senza dire basso (Ermete Trismegisto) e chi dice bello, implica automaticamente brutto (Lao Tze). In altre parole, i due poli, i due sessi, sono come il giorno e la notte, non opposti badate bene, bensì complementari. Come l’ispirazione e l’espirazione. Senza uno, l’altro cessa di esistere. Diffidate sempre di chi vi dice che siete esseri superiori, o costruirete attorno a voi muri inespugnabili, e dentro di voi un malsano habitat macilento, che vi lascerà vuote e stremate da un distorto bisogno di perfezionismo. Rivendico il mio diritto ad essere imperfetta e inadeguata,  a fallire, ad imparare, a non sapere, a chiedere e ricevere aiuto e sostegno, a non avere più responsabilità di quelle che mi competono, o semplicemente, più di quelle che oggi riesco a sostenere. Se siamo esseri superiori, va da sé, non abbiamo bisogno di niente e di nessuno, e dunque possiamo continuare a lavorare di più ed essere pagate di meno, ad esempio. I superiori sono soli, e non gettano ponti, ma trascinano masse. E’ questo che vogliamo essere donne? Uomini alla vecchia, con due ovaie cosìììì aaaaargghhhhhh!!!

Chiudo con un’ultima osservazione su Golding: mentre scriveva “il signore delle mosche” – un romanzo molto bello e distopico – faceva il maestro e sperimentava la distopia sui suoi alunni ignari (sempre secondo le sue memorie autografe): il maestro elementare Golding metteva i bambini uno contro l’altro apposta, per studiarne le reazioni e usarle per il proprio tornaconto – scrivere un romanzo che avrebbe cambiato la storia. Ce l’ha fatta, due volte: l’ha scritto, e l’ha anche fatta franca perché è morto prima che un genitore potesse chiedergli conto della sua perversione e violenza. Oggi qualcuno pretende di fare un favore alle donne usando i pensieri di questo artista malato di mente.

Il contenuto di Gray

Ma passiamo al resto della citazione, che non è di Golding, bensì di Erick S. Gray. Provate a rileggere quelle righe, con attenzione e disincanto, lasciando da parte i sentimentalismi. Perché lo ammetto, è facile emozionarsi davanti all’effettivo miracolo misterioso dell’utero, calderone magico, che di uno sperma e di una cellula uovo crea un essere umano. Non voglio negare questo grande mistero di amore e di vita.

Quello che mi fa incazzare (uh, anche le donne nel loro piccolo si incazzano, anche se poi ci mettono giorni a disfarsi dei sensi di colpa perché millenni di storia non si cancellano con due leggi e qualche decennio), sì, quello che mi fa incazzare è la gabbia che ci costruisce attorno sto tipo qui, il Gray.

Tutte le aspettative sono gabbie (è per questo che la psicoterapia funziona, a volte: puoi dire quello che vuoi, esplorarti e sbagliare, perché il tuo terapeuta non ha aspettative su di te, al contrario di partner, amiche, sorelle, ecc.).

Metti che io bambini non ne voglio, o peggio, non voglio bambini con te – non moltiplico il tuo dono. Non sono Gesù in gonnella, mi trasformo dunque, va da sé, in una non-donna. 

Mi dai una abitazione, ne faccio un focolare. Sì forse, se è nelle mie corde. Se ne sono capace. Gray, ti svelo un segreto: l’archetipo di Vesta, la dea del focolare, è asessuato, ce l’hai tu come ce l’ho io. E ti dirò di più, Vesta era una dea vergine, ovvero, senza legami, dedicata solo al focolare, non madre, non sposa. Dunque Yang, più che Yin. Sentiti pure chiamato in causa anche tu. E ti svelo un segreto di Pulcinella: non abbiamo il gene della massaia, quella è una cosa che viene con l’educazione.

E se avessi altri interessi e passioni, e non quella della casa? Sarei una donna a metà, secondo il ragionamento di Gray.  Perché se lui mi ha dato quattro mura, ma io le uso per dormirci, come fa lui (è implicito, e nemmeno troppo, nelle sue parole, un’abitazione è un posto per i bisogno fisiologici, una vale l’altra) eppure sono senza pene, cosa sono, uno scherzo della natura? Salto quella del pasto, non ho altro da aggiungere e voglio arrivare alla perla finale.

“Se le dai un sorriso, lei ti darà il suo cuore”. Lo ribadisce, gli essere superiori non hanno bisogno di nulla, e dunque ci basta un sorriso. Gray conosce bene la nostra storia, e la sta usando contro di noi: le donne sono affamate di amore e di attenzioni (mille mila anni di soggiogamento tendono a portare questi risultati), e si accontentano, e pensano che un calesse sia amore. Le donne si svendono, perché non hanno ben chiaro il loro valore, la loro diversità, il proprio quid. Le donne muoiono perché si mettono nelle mani di uomini che la pensano come Gray, o il maestro Golding (“la ragazzina era una depravata sin dai 14 anni, sono sicuro che volesse sesso violento”).

Il mio cuore per un sorriso! Come Ylenia Bonavera, che ha scambiato la benzina usata per darle fuoco per una prova d’amore, e quella scema di Barbara D’Urso che lo ha chiamato un gesto “di troppo amore”. Che storia triste. 

Infine, non mi risulta che migliorare la merda significhi moltiplicarla in tonnellate, bensì farci crescere fiori. Ma tutto sommato, questa è la cazzata più  innocua e spiritosa di tutta la faccenda.

 

 

 


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